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Archive for novembre 2009

This Is It

Sono una fan accanita da sempre, probabilmente da ancora prima di nascere. Ho sofferto molto per la sua morte, lo ritengo e riterrò sempre il più grande entertainer di tutti i tempi. Di sicuro, il talento più naturale e genuino che abbia mai visto e sentito. La prima visione del film (che poi era “la prima”, letteralmente) mi aveva sconvolto. Non lo vedevo così in forma da anni. Ho cercato in tutti i modi di dedurre il suo stato di salute dalla scioltezza dei movimenti, dalle espressioni del viso, dal suo modo di parlare. A mio parere, non stava così bene da molto tempo. Finito il documentario, sono uscita dal cinema e sono stata assalita da un fiotto di pensieri, che ha cominciato a vorticarmi in testa. Perplessità, dubbi, rimpianti, gioia, tristezza, senso di impotenza, di perdita, entusiasmo, voglia di fare qualcosa. Non c’è stato nulla da fare, non sono riuscita a metabolizzarlo e l’ho lasciato lì, a vegetare. Non sapevo trarre conclusioni.

Ieri sera l’ho visto per la seconda volta. E mi sono divertita.
Ho notato un sacco di cose che mi erano sfuggite, come il fatto che nella maggior parte delle coreografie storiche, come Thriller e Beat It, stesse solo marcando. E riusciva comunque a essere più preciso degli eccezionali ballerini che gli stavano dietro. Ogni movimento delle mani o dei piedi sprigionava un fascio luminoso ultraterreno. Era posseduto. Quando si immergeva negli arrangiamenti, nelle coreografie, mi ricordava la scena finale di Amadeus, in cui Mozart, in punto di morte, detta a Salieri il Requiem. Era già tutto nella sua testa, sentiva ogni singolo strumento contemporaneamente, creava le coreografie alla stesso modo, aveva una visione d’insieme assolutamente paranormale. Era schiavo del ritmo e della sua stessa musica. Tutto questo substrato di art from above si è palesato, secondo me, nel freestyle alla fine di Billie Jean. Lo fa da trent’anni, da solo. E’ suo. Non avrebbe avuto alcun motivo di stancarsi per provarlo. Eppure, incitato da venti persone dello staff lì, sotto il palco, ha fatto continuare i musicisti e lo ha eseguito tutto, con una precisione e un impegno spaventosi, sorridendo. Per venti persone, che alla fine ha ringraziato con un inchino, come avrebbe fatto con ventimila. E  scherza: “Per lo meno ci siamo fatti un’idea di come viene“.

A me non mancherà solo l’artista, onestamente.
Mi mancherà anche il personaggio.

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